Abstract
Ci si sente presi per mano. Piacevolmente invitati a entrare in un ambulatorio per assistere alla visita di una folta schiera di pazienti speciali, uomini e donne appartenuti ai miti del passato. Fantasia e suggestione di Simone Cigni – dirigente di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale San Paolo di Milano, specialista in chirurgia della mano –, che nel ripercorrere tremila anni di storia recluta una cinquantina di malati famosi, con affezioni scheletriche. Immagina che siano tutti là ad attenderlo fuori dal suo studio, di esaminarli uno ad uno, e poi di restituirli al destino che è già stato segnato per loro. Idea originale per incorniciare la lettura di “Tamerlano in stanza 6”, ovvero un viaggio di patografia ortopedica, scandito dal resoconto dei vari casi clinici.
Quello del condottiero islamico Tamerlano, eroe zoppo del XIV secolo, è solo uno dei capitoli in cui si articola il testo, spunto per un titolo che richiama alla stanza della visita virtuale. Si colloca a metà strada tra il faraone Tutankhamon (la cui tomba svelò i suoi problemi agli arti inferiori) e Michel Petrucciani (pianista jazz del Novecento, con scheletro deturpato da una “osteogenesi imperfetta”). In mezzo, una lunga galleria di personaggi illustri, tra figure mitologiche, guerrieri, esploratori, santi, poeti, artisti, capi di stato. Da Achille a Orazio Coclite, da Cristoforo Colombo a Giacomo Leopardi, da Franklin Roosvelt a John Kennedy. Ognuno col proprio handicap motorio da analizzare; ognuno con le proprie vicende straordinarie da rivelare.
L’autore è animato da un tenace spirito indagatore, più che da un semplice bisogno di conoscenza. Scava nelle testimonianze tramandate, vaglia le diverse ipotesi patogenetiche, seleziona quella che più si concorda alle moderne acquisizioni scientifiche; si sofferma, inoltre, a fornire spiegazioni razionali agli indispensabili – e spesso propizi – adattamenti funzionali. Per un tale approccio si avvale, ovviamente, della sua preparazione in ambito professionale; ma a questa aggiunge anche competenze in materia di teologia, di musica (lui pianista diplomato), di pittura: campi in cui, al pari della scrittura, è solito riversare interesse e passione.
Dalle pagine del libro emerge una dimensione più umana dei protagonisti, con le loro debolezze e i loro limiti, ma traspare anche quella forza trascendente che può trasformare un ostacolo in una opportunità per eccellere. E così, l’arte supera il patologico nelle mani di Michelangelo o in quelle del pianista Franz Liszt, devastate dall’artrosi. La fragilità ossea non impedisce a Henri de Toulouse-Lautrec di esprimere in modo magistrale l’emozione su una tela pittorica, al punto che la malattia genetica originaria è oggi conosciuta più col suo eponimo che col termine di picnodisostosi. Persino l’Alexandra’s limp, la zoppia di Alessandra di Danimarca, regina britannica, viene imitata artificiosamente dalle sue fans, come un vezzo di moda.
Contenuti interessanti, esposti con una prosa chiara e vivace, tale da trasformare una rivisitazione storica in un’accattivante narrazione. Del resto, Simone ha già un ricco curriculum come scrittore. Dal 2018 portano la sua firma ben altre otto pubblicazioni (tra raccolte di poesie, saggi sulla musica o su temi psico-teologici), che meriterebbero anch’esse degna considerazione.
Downloads
License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.
Copyright
Copyright (c) 2026 Giornale Italiano di Ortopedia e Traumatologia
How to Cite
- Abstract viewed - 0 times
- PDF downloaded - 0 times
