GIOT 1/2019 online

Focus
La displasia congenita dell’anca (DCA). Terminologia, diagnosi precoce, screening, raccomandazioni
Maurizio De Pellegrin, Silvio Boero, Carlo Origo, Pasquale Farsetti

Articolo di Aggiornamento
Fisiopatologia e tutela farmacologica dell’osso periprotesico
Luigi Molfetta, Bruno Frediani

Articolo Originale
Studio clinico-ecografico sull’efficacia di Tendhyal® nella tendinopatia achillea: osservazioni preliminari
Fabio Lazzaro, Pietro Zacconi, Gian Lorenzo Moschini

Case Report
Trattamento di pseudoartrosi dell’estremo prossimale dell’omero con innesto di perone e placca a stabilità angolare
Salvatore Bonfiglio, Francesco Costanzo, Michele Salemi, Gianfranco Longo

Storia dell’Ortopedia
“Ruppe il cubito… e slogò il raggio…”: così parlò Giovanni Battista Monteggia
Nunzio Spina

Medicina Legale
Cominciamo con il dire cosa il consenso NON È
Pietro Galluccio, Ernesto Macrì

Borse di Studio S.I.O.T.

Applicazione dei campi magnetici pulsati nei pazienti sottoposti a protesi inversa di spalla: valutazione clinica e funzionale
Luca La Verde, Edoardo Franceschetti, Alessio Palumbo, Edoardo Giovannetti, Riccardo Ranieri, Gabriele Sorini, Michele Attilio Rosa, Francesco Franceschi

Realizzazione di un database italiano delle ricostruzioni chirurgiche per il trattamento di neoplasie del sistema muscoloscheletrico in età pediatrica
Pietro Pellegrino, Raimondo Piana, Primo Andrea Daolio, Eleonora Marini, Domenico Andrea Campanacci, Giovanni Beltrami, Davide Maria Donati, Marco Manfrini

Uso delle growing rods nelle early onset scoliosis: 22 casi a fine trattamento
Silvia Perin, Francesca Vittoria, Marco Carbone

What’s New a cura del SICV & GIS
Lettera aperta del professor Giuseppe Costanzo, Presidente della Società Italiana di Chirurgia Vertebrale Gruppo Italiano Scoliosi
Giuseppe Costanzo

 

In evidenza da GIOT 4/18

Linee Guida SITOP: Trattamento chirurgico delle fratture sovracondiloidee omerali nel bambino

Le fratture sovracondiloidee dell’omero sono la più comune lesione scheletrica del gomito in età infantile, con un picco massimo di incidenza tra i 5 e i 7 anni in entrambi i sessi e una prevalenza del lato sinistro. La frattura sovracondiloidea dell’omero del bambino è causata, nel 98% dei casi, da un trauma accidentale per caduta dall’alto; più precisamente, nei bambini al di sotto dei 3 anni è spesso dovuta a caduta dal letto, da una sedia o dalle scale mentre nei bambini di età superiore da caduta da attrezzature presenti nei parco giochi o altrimenti durante lo svolgimento di attività ginnico-sportive. Nei bambini al di sotto dei 15 mesi di età questo tipo di frattura è rara specialmente se la rima di frattura è obliqua o spiroide; va tenuta in considerazione, in questi casi, l’ipotesi di maltrattamento. Il meccanismo traumatico più comune è quello di una caduta con polso e gomito in estensione e avambraccio in pronazione. In questa situazione il gomito si trova in condizione di “blocco articolare”; lo scarico delle forze si esplica sulla paletta omerale, provocandone la frattura. Più raramente, solo nel 2% dei casi, il meccanismo traumatico è per caduta con gomito posto in flessione. In rari casi è possibile il riscontro di una frattura trasversale dell’epifisi che presenterebbe quindi un quadro di frattura mista sovra-diacondiloidea, lesione più tipica dei pazienti più grandi. La frattura e più precisamente la scomposizione dei suoi frammenti viene comunemente inquadrata seguendo la classificazione di Gartland che prevede i seguenti tre tipi: 

  • Tipo I: frattura composta;
  • Tipo II: frattura scomposta (ma con corticale posteriore integra);
  • Tipo III: frattura scomposta senza contatto tra i monconi.

Nei casi di scomposizione di Tipo III secondo Gartland l’orientamento della paletta omerale consente di distinguere 2 sottotipi: scomposizione in direzione postero-mediale; scomposizione in direzione postero-laterale. Nei casi di importante scomposizione, all’esame clinico il gomito si presenta tumefatto e con una importante alterazione del profilo anatomico; è frequente il riscontro di ecchimosi della fossa antecubitale (anche detto segno di Kirmisson), a volte associata a plicature della cute particolarmente quando il frammento prossimale abbia perforato il muscolo brachiale.  Al momento del primo esame clinico è importante valutare: la presenza o assenza del polso radiale, se la mano è calda o fredda, il tempo di “refill” capillare, il turgore del polpastrello, la funzionalità dei nervi mediano, interosseo anteriore, radiale e ulnare.  L’esame della sensibilità non è di semplice esecuzione nel bambino piccolo come talvolta non lo è nemmeno quello motorio; è utile informare i genitori di questa situazione come anche che le lesioni neurologiche sono spesso conseguenza diretta del trauma e che una più accurata valutazione sarà possibile solo dopo la stabilizzazione e l’immobilizzazione della frattura e cioè in assenza di dolore e di ansia post-trauma. La valutazione radiologica è basata sulle due proiezioni standard in antero-posteriore e latero-laterale, sebbene sia spesso difficile, per la difficoltà nel posizionamento del bambino, per la frattura stessa e per il dolore alla mobilizzazione, ottenere nell’immediato periodo post-trauma proiezioni precise.  Il trattamento delle fratture di Tipo I è l’immobilizzazione in apparecchio gessato brachiometacarpale per 4-6 settimane (i tempi variano in relazione all’età del bambino). Per le fratture di Tipo II è necessario eseguire una manovra riduttiva prima dell’immobilizzazione in apparecchio gessato. La riduzione in flessione del gomito è necessaria per correggere la posizione in iperestensione del frammento distale che, se mantenuta, potrà portare a viziose consolidazioni. Il rimodellamento osseo post-traumatico, presente nei bambini, rimarrà tuttavia in queste situazioni un possibile fattore di correzione spontanea. Nelle fratture di Tipo II è necessario eseguire un controllo radiografico post-riduzione e un successivo controllo a 7-10 gg; quest’ultimo per documentare il mantenimento della riduzione precedentemente ottenuta. Se nelle fratture di Tipo II è presente un vizio di rotazione del frammento distale si rende a volte necessario la riduzione in narcosi, eventualmente associata a osteosintesi percutanea in caso di instabilità della frattura. Le fratture con scomposizione di tipo III hanno indicazione alla riduzione incruenta o cruenta e all’osteosintesi mediante fili di Kirschner (fili di K.). Aldilà della chiara indicazione al trattamento chirurgico delle fratture di Tipo III, diversi sono i quesiti che si pongono sulle modalità più specifiche del trattamento e sul comportamento da adottare in presenza di alcune complicanze, soprattutto immediate, ad esse associate. Scopo del presente studio è stato quello di eseguire un’analisi accurata della letteratura presente sull’argomento al fine di individuare informazioni utili per un approccio uniforme e quanto più possibile basato sull’evidenza, per il trattamento delle fratture sovracondiloidee dell’omero di Tipo III nel bambino.

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Novità sui crediti ECM per Autori

Tutti i medici possono acquisire crediti ECM con pubblicazione di articoli o libri

Riteniamo importante richiamare l’attenzione di tutti gli Autori del Giornale Italiano di Ortopedia e Traumatologia e delle altre attività editoriali GIOT sull’opportunità di acquisire crediti ECM documentando la propria attività in qualità di Autori e/o co-Autori.

Riportiamo di seguito lo schema (fonte GOGEAPS) nel quale si specifica il tipo di pubblicazione (riviste, libri e monografie) ed il relativo quantitativo di crediti ECM acquisibile.
….Buona scrittura!

Citazioni su riviste citate nel Citation Index:
– primo nome 3 crediti – altro nome 1.0 credito

Pubblicazioni su riviste non citate su C.I. ed atti di congressi nazionali o internazionali:
– primo nome 1.0 credito – altro nome 0.5 credito

Capitoli di libri e monografie:
– primo nome 2 crediti – altro nome 1 credito